Arctica

 

 

 

artica linthia

La notte defluiva dalle finestre aperte. Ombre strisciavano sulle pareti, balzando su di lei si contorcevano riluttanti.
Il buio e tutto il male antico che gli uomini sanno celarsi in esso era acquattato oltre la soglia.
Nella notte stellata e gelida remote braccia di galassie circondavano i picchi del cielo come aurore boreali.
Note metalliche di uno xilofono evocavano sogni proibiti.
Tutto lo stupore atterrito del mondo era nelle sue mani sapienti di tessitrice i sottili fili di seta madreperlacea.
L’alito si faceva algido e netto nell’aria tersa a ogni sospiro di lei.
Sospirava quindi coinvolta nel freddo glaciale della metropoli a forma di ragno, città infinita estesa ma circoscritta ai lati dalla valle degli Altai.
Altre come Lei intente a tessere ognuna un filo diverso.
Ma la sua seta, seta d’Aracne, intrecciava un bisso infinito da ripiegarsi su se stesso in un cumulo lentamente vivente un incremento imprevisto nei tempi.
E il tessuto intramava un disegno percettibile agli occhi acuti dei cuori più liberi.
Lei imperturbabile alla monotona follia guardava verso la città infinita disegnandone topografie onde aiutare i fuggitivi intrappolati nel miele.

Siamo mari che si confondono, siamo due di quelle onde gioconde che si accavallano e spruzzano vortici di gioia

Artica
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(by Marco Goracci)
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