Lamia

LAMIA

 

Era muta ma i suoi occhi parlavano per lei.
Anticipando ogni suo desiderio muto, intuito per puro amore, aveva raffinato la tecnica dello sguardo in cento modulazioni d’intensità ed espressione.
Begin the Beguine e nei suoi occhi navigavano giunche dalle vele bianche tra i funghi madreporici emersi dell’arcipelago della Sonda, ondeggiavano perpetui prati di trifoglio battuti dai venti d’Irlanda e gli azzurri frattali ghiacciai di Diomede nel mare di Bering.
Luci e luci in movimento sul Golden Gate di sera scintillanti negli angoli obliqui dei pozzi di luce.
I raggi intermittenti dall’elica di un ventilatore, per quell’ora e quella stagione, rendevano più intenso lo sguardo e la visione e lo smarrimento in Lei.
Paura del nulla, della sua non presenza, della fine di tutto.
Un gamelan lontano bisticciava sonoro con il ronzio affannoso di trenta turbine; tra curry e infiorescenze di vaniglia fermentate, la danza geometrica, scattante e nervosa, enfaticamente ieratica di una gorgone asiatica.
Mi risvegliai nella valle dell’erba variopinta dove una bellezza raggiante confuse e inebriò la mia anima.
Comunque fedele ai suoi voti, i sospiri, gli odori, nelle tacite ore notturne, disegnavano nell’oscurità i limiti umani di una grata presenza.

Se tu avessi le sembianze di una foglia , cadresti dalla chioma fino ai margini del bosco, creatura d’aria e vento, nelle stagioni del cuore

Lamia
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(by Marco Goracci)
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